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Condropatia femoro-rotulea: quando il ginocchio cigola…

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Sentire il ginocchio scricchiolare dopo un piegamento non è per forza un segno dell’età che avanza ma può essere l’indizio che qualcosa al suo interno non sta funzionando come dovrebbe. Scopriamo perché il nostro ginocchio cigola e cosa possiamo fare per evitarlo.

In condizioni normali, quando flettiamo il ginocchio, la rotula scorre sui “binari” della troclea femorale in modo fluido. In situazioni particolari, però, questo meccanismo può alterarsi cambiando i rapporti all’interno dell’articolazione: la rotula scorre a fatica sulla troclea femorale e a lungo andare può causare un danno alla cartilagine.

Questa condizione patologica in gergo medico si chiama condropatia (lett.: sofferenza della cartilagine articolare) ed è uno dei motivi per cui il nostro ginocchio inizia a cigolare.1 

 

Cos’è la condropatia femoro-rotulea?

La condropatia femoro-rotulea consiste nel deterioramento progressivo della cartilagine rendendo difficile il passaggio della rotula sulla troclea femorale. L’erosione cartilaginea provoca una riduzione dell’ampiezza dei movimenti del ginocchio e può essere sintomo di gonartrosi precoce.2

La condropatia femoro-rotulea colpisce maggiormente le donne, è frequente negli sportivi, soprattutto runners, tennisti e calciatori, ma anche nelle persone anziane e in quelle sedentarie o in sovrappeso.

I fattori predisponenti allo sviluppo della condropatia sono le alterazioni biomeccaniche causate da errori posturali o strutturali come il piede piatto, la debolezza dei muscoli anteriori della coscia e dell’anca, le deformazioni congenite, il varismo e il valgismo del ginocchio e i traumi diretti o indiretti a carico del ginocchio.

Nella fase iniziale della malattia non si presentano dei sintomi veri e propri ma è possibile percepire una sensazione di scroscio e crepitio: il ginocchio “cigola” senza provocare particolare fastidio o dolore.

Nello stato avanzato i sintomi della condropatia femoro-rotulea si caratterizzano per un dolore generalizzato al ginocchio oppure concentrato nella parte anteriore all’altezza della rotula o nella parte posteriore.

Il dolore è ricorrente ma di breve durata e si presenta dopo alcuni movimenti quali accovacciarsi, saltare, salire le scale, correre, camminare a lungo o in discesa. Molto spesso si presenta dopo essere stati seduti a lungo nella stessa posizione, non a caso viene definita anche sindrome da cinema.3

Si parla di condropatia bilaterale quando la patologia colpisce entrambe le ginocchia e se è in corso un processo degenerativo prende il nome di condromalacia femoro-rotulea.

 

I diversi gradi della condropatia femoro-rotulea

Per capire se il vostro dolore al ginocchio è causato da una condropatia femoro-rotulea dovete rivolgervi ad un ortopedico che, per verificare lo stato di salute della cartilagine, effettuerà un esame clinico obiettivo volto a misurare il livello di mobilità del ginocchio. A seconda del singolo caso, lo specialista può avvalersi anche di esami radiografici, risonanza magnetica e altri accertamenti.

In seguito, se necessario, il chirurgo ortopedico può verificare l’elasticità della cartilagine per mezzo di un’artroscopia, un’operazione mini-invasiva assistita da fibra ottica e video.

In questo modo potrà constatare l’entità dei danni alla cartilagine, classificati nel 1964 da Outerbridge in diversi gradi:

  • I grado –  Rammollimento e rigonfiamento
    Durante l’artroscopia, utilizzando uno strumento chiamato “palpatore”, il chirurgo preme sulla cartilagine. In condizioni normali, rimosso il palpatore, la cartilagine torna alla sua forma originaria, mentre se è presente una lesione di I grado nel punto di pressione resta visibile l’impronta del palpatore.
  • II grado –  Frammentazione e fissurazione
    L’artroscopia permette di vedere se la cartilagine è integra. In condizioni normali il cuscinetto cartilagineo ha un aspetto perfettamente liscio e compatto, in caso di un danno di II grado si notano delle piccole frammentazioni, inferiori a 1,5 cm.
  • III gradoFrammentazione e fissurazione
    Data la scarsa capacità di rigenerazione della cartilagine articolare, la situazione è destinata ad aggravarsi e quando le fissurazioni superano 1,5 cm il danno viene classificato di III grado in quanto si creano dei veri e propri “crateri”.
  • IV gradoErosione fino all’osso subcondrale
    Il IV grado è il più grave, in questo caso l’osso è esposto e visibile a causa della completa scomparsa della cartilagine.4

L’International Cartilage Repair Society, associazione nata in Svizzera nel 1997, recentemente ha proposto una nuova classificazione basata sulla sede e l’estensione dell’erosione che consente una migliore definizione del trattamento da eseguire: conservativo o chirurgico. Secondo questa classificazione i danni si dividono in:

I grado: lesione superficiale;
II grado: lesione estesa inferiore al 50% dello spessore della cartilagine;
III grado: lesione estesa superiore al 50% dello spessore della cartilagine;
IV grado: lesione osteocondrale con osso a vista.5

 

Rimedi conservativi per la condropatia del ginocchio

Quando si presenta un dolore ricorrente è possibile attuare dei piccoli cambiamenti allo stile di vita volti ad ottenere un risparmio articolare: stare a riposo, evitare la corsa, i salti e i pagamenti sulle ginocchia.

Inizialmente il medico può prescrivere farmaci antidolorifici (FANS) e consigliare l’applicazione di ghiaccio se dovesse presentarsi del gonfiore.

A seconda del grado della condropatia, il medico può proporre altri rimedi conservativi come cicli di fisioterapia basati sul rafforzamento muscolare dell’arto inferiore e, a seconda del caso clinico, il fisioterapista può consigliare l’applicazione del taping rotuleo, per sostenere correttamente la rotula e diminuire il dolore.

Per curare la condropatia femoro-rotulea il chirurgo ortopedico potrebbe anche prescrivere dei cicli infiltrativi. Questa terapia conservativa si basa sull’uso di sostanze come il cortisone, utilizzato solo in caso di infiammazioni intense, e l’acido ialuronico, in grado di nutrire la cartilagine e lubrificare l’articolazione del ginocchio.6

 

Rimedi chirurgici per la condropatia rotulea

Il progredire della malattia potrebbe rendere necessario il trattamento chirurgico. A seconda del singolo caso clinico il chirurgo può effettuare un intervento di pulizia articolare in artroscopia, con il fine di eliminare detriti articolari, frammenti o corpi mobili dalla cavità articolare. In genere è consigliata per i pazienti che presentano una condropatia femoro-rotulea di I grado.

Per ripristinare la cartilagine articolare il chirurgo ortopedico può effettuare un intervento di chirurgia rigenerativa con l’innesto autologo di cellule staminali. Queste cellule, presenti in larga parte nel tessuto adiposo, sono immature e indifferenziate e grazie alla loro elevata capacità rigenerativa sono in grado di stimolare la riproduzione cartilaginea direttamente all’interno della cavità articolare.

Gli altri interventi possibili in artroscopia sono il lateral release, indicato quando esiste una iperpressione da parte della struttura anatomica che ha il compito di sostenere la rotula lateralmente e il riallineamento distale, operazione che mira ad allentare la pressione tra il femore e la rotula per mezzo di un riposizionamento della tuberosità tibiale.

Quando la condropatia femoro-rotulea raggiunge uno stadio avanzato il ginocchio può bloccarsi completamente. In questo caso l’unica soluzione per ripristinare la funzionalità articolare è la sostituzione protesica compartimentale (sostituisce solo la parte gravemente danneggiata) o totale (sostituisce l’intera articolazione del ginocchio).

  1. Ronga M., D’Angelo F.,Surace M., Stissi P.,Cherubino P. “Trapianti osteocondrali autologhi”, Giornale Italiano di Ortopedia e Traumatologia, 2016;42(Suppl. 1):S130-S134
  2. Bisciotti, Gian Nicola. “La sindrome femoro-rotulea”, articolo estratto dal libro dello stesso autore Il ginocchio dello sportivo, Calzetti & Marucci editore. pag. 2
  3. Spavaroli, Antonella. “Che cos’è il ginocchio da cinema?”, Il Corriere della Sera Salute.it, 19/04/2013
  4. Mottareale, Irene. “Classificazione di Outerbridge per il danno cartilagineo”, Malattie dell’apparato locomotore
  5. Bergamo, Pasquale. “Proposta di valutazione del danno biologico nelle lesioni della cartilagine” Medicinadellosport.it
  6. Società Italiana di Medicina Generale e delle cure primarie, “Linee Guida per l’osteoartrosi 2012”, Progetto Asco.it, n. 14, 06/2013

Tag: dolore, femore, ginocchio, rotula,

Ultimo aggiornamento: 29 giugno 2017