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Fallimenti protesici: perché si verificano e come intervenire

fallimenti protesi

Per “fallimento protesico” si intende una situazione in cui, anche a distanza di anni dalla prima operazione di artroprotesi, si rende necessario un secondo intervento per correggere delle anomalie all’impianto.

Anche se gli impianti protesici di oggi, in particolare quelli di anca e ginocchio sono molto più sicuri che in passato, è bene comunque tenere a mente che gli interventi di chirurgia protesica non sono banali e che possono andare incontro, anche se in minima percentuale, a un fallimento.

Per questo è molto importante affidarsi alle mani di chirurghi con esperienza e alle cure di centri specializzati nel gestire al meglio interventi delicati come questi.

Qualcosa non va nella mia protesi?

Il campanello d’allarme che dovrebbe farci sospettare che qualcosa non funziona nella protesi è il dolore, soprattutto se tende ad aumentare con il passare del tempo.

I soggetti che hanno una protesi d’anca  potrebbero avvertire il dolore all’inguine e nella parte anteriore della coscia fino al ginocchio, mentre nei soggetti con protesi di ginocchio il dolore potrebbe manifestarsi nella sede stessa della protesi, associato ad una sensazione di instabilità articolare.

I fallimenti protesici sono il risultato di molteplici anomalie che possono verificarsi negli anni. Il compito dello specialista è quello di individuare la causa primaria che sta compromettendo il buon funzionamento della protesi.

Le anomalie a cui può andare incontro una qualsiasi protesi sono molte, hanno una frequenza variabile e possono essere la conseguenza della combinazione di molti fattori.1

Perché una protesi fallisce?

Scopriamo le principali cause responsabili di un fallimento protesico.

Rottura
La rottura della protesi per fortuna è un evento molto raro e può essere la conseguenza di traumi o sforzi eccessivi e prolungati. Possono verificarsi in pazienti molto giovani o su persone operate da oltre un decennio. Per evitare questo spiacevole inconveniente è molto importante seguire le indicazioni post operatorie fornite dal medico.

Scollamento asettico
Lo scollamento asettico è la mobilizzazione della protesi, il distacco tra la protesi e l’osso ed è la conseguenza dell’osteolisi, una perdita localizzata di massa ossea. Questa condizione può verificarsi per cause meccaniche, errata strutturazione del sistema meccanico tra osso e protesi o per cause biologiche.

Scollamento settico
Nello scollamento settico si verifica la stessa situazione descritta nello scollamento asettico aggravata però dalla presenza di un’infezione. L’infezione può essere la conseguenza di una contaminazione avvenuta durante l’operazione stessa, oggi evento molto raro, ma è più comunemente riconducibile ad una contaminazione ritardata.

Instabilità
L’instabilità dell’impianto protesico può condurre a condizioni di lussazione e sublussazione, una perdita di contatto totale o parziale tra i due capi articolari. Il rischio di instabilità non è una costante e può verificarsi poco tempo dopo l’intervento come a distanza di decenni.

Migrazione
Durante il primo anno la protesi si adatta al nuovo ambiente biomeccanico. Questo fenomeno è del tutto normale e viene definito dai medici migrazione della protesi. La migrazione della protesi in genere si associa al rimodellamento osseo e a un assestamento del tessuto fibroso periprotesico o del cemento osseo, se utilizzato.

Squeaking
Il termine squeaking significa letteralmente cigolio e può essere provocato da due fattori: il materiale dell’impianto o un disallineamento della protesi. L’incidenza di questo inconveniente sonoro è molto variabile, dall’1% fino ad oltre il 20%.

Fratture
Le fratture possono essere causate da un trauma o da indebolimento osseo. I tipi di frattura successivi a un intervento di protesizzazione articolare vengono così suddivise: fratture patologiche, imputabili a varie patologie delle ossa, intraoperatorie, che si verificano durante l’intervento, post-operatorie precoci e tardive.2

Dolore senza causa apparente
Il dolore a carico dell’articolazione operata si manifesta con una frequenza variabile e statisticamente è causato da instabilità, scollamento settico o infezione. In altri casi è possibile trovarsi di fronte a un dolore senza causa apparente provocato da particolari patologie come l’ipersensibilità ai metalli, ad esempio un’allergia al nichel.3

Revisioni e reimpianti

L’intervento di revisione protesica è necessario quando la sintomatologia causata dal fallimento protesico non è più tollerabile e la protesi non garantisce più una buona qualità della vita.

Prima dell’intervento il paziente dovrà sottoporsi ad esami fisici, strumentali e laboratoriali. A seconda dell’esito di tali esami e della problematica riscontrata nella protesi, il medico potrà definire se è necessario un trattamento chirurgico di revisione che può prevedere la sostituzione parziale o totale della protesi.

Gli interventi di revisione protesica garantiscono una stabilità a lungo termine, migliorano le funzionalità motorie, risanano l’articolazione dal punto di vista biomeccanico e stabilizzano la struttura ossea.

Protesi sempre più sicure

Tuttavia i fallimenti protesici sono oggi abbastanza rari grazie alle nuove tecniche chirurgiche e alle caratteristiche dei nuovi impianti, altamente biocompatibili e sicuri.

La longevità delle protesi è stimata oltre i trent’anni per gli impianti protesici di anca mentre la vita degli impianti di ginocchio di ultima generazione è mediamente superiore ai vent’anni.

Per qualsiasi dubbio o timore è sempre bene consultare un medico specialista con esperienza nel settore, che potrà valutare al meglio il caso specifico e fornire risposte precise.

  1. Ragazzi, Andrea. Romeo, Antonino. “Artroprotesi totale d’anca, cause di fallimento e reimpianti”, Politecnico di Torino, 2013, pag. 30
  2. Privitera, M. Pitino D., Pietropaolo, A. Stamilla, M. Nocilla, S. “Fratture periprotesiche: eziopatogenesi, classificazione e trattamento”, Fisiobrain, 09/03/2010
  3. “Il fallimento precoce della protesi d’anca: un’overview eziopatologica”, Giot 2009;35 (suppl.1), pag S1-S69

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Ultimo aggiornamento: 5 marzo 2018