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Michelangelo: un genio dalle mani fragili?

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Un mistero finalmente svelato sulla vita di Michelangelo Buonarroti: dai suoi scritti sappiamo che era malato di gotta, ma un recente studio condotto da un’équipe italiana ha realizzato un’analisi postuma di alcune opere che ritraggono il maestro ed è arrivata a risultati diversi. 

Pittore, scultore, architetto e poeta: Michelangelo Buonarroti viene celebrato ancora oggi come uno dei più illustri rappresentanti del genio italiano1 e i suoi straordinari capolavori sono conosciuti in tutto il mondo.

Quando si parla di personalità così eccezionali, la curiosità dei contemporanei travalica i confini della ricerca critica sulle opere dell’autore e si addentra a indagare aspetti meno noti della sfera privata, alla scoperta di particolari che possano arricchire la nostra conoscenza dell’uomo, prima ancora che dell’artista.

Oggi questo è possibile più che mai anche grazie all’ausilio di nuove metodologie di analisi di reperti e testimonianze storiche, che si avvalgono di conoscenze molto più avanzate rispetto a quelle del passato.

Negli ultimi tempi un gruppo di ricerca si è concentrato su aspetti relativi alla salute di Michelangelo, e in particolare sulle mani dell’artista, sulle quali da tempo aleggiava un piccolo mistero.

 

Le mani di Michelangelo erano malate?

Dalle numerose lettere che Michelangelo scriveva al nipote si sa che il celebre pittore e scultore era afflitto da un male alle mani che lui stesso definiva “gotta”. Di recente un’équipe di studiosi composta da uno specialista di Roma in chirurgia ricostruttiva, alcuni reumatologi dell’Università di Firenze e un ortopedico australiano ha deciso di verificare con i mezzi e le conoscenze di oggi l’autodiagnosi del maestro.

A catturare l’attenzione degli esperti sono stati in particolare tre ritratti del Buonarroti che raffiguravano il grande artista in momenti diversi della sua vita: quello realizzato da Jacopino del Conte2  nel 1535 in cui Michelangelo aveva 60 anni, quello di Daniele da Volterra3  datato 1544 che lo raffigura all’età di 69 anni e il ritratto postumo fatto da Pompeo Caccini 4 nel 1595.

Un’attenta osservazione dei dipinti ha portato il team di esperti a conclusioni interessanti. Nel primo quadro le mani dell’artista non presentano alcuna deformazione, nel secondo si iniziano a notare delle rigidità e nel terzo si notano visibilmente alterazioni degenerative oggi riconducibili all’artrosi (o osteoartrite)5 e non alla gotta (patologia invece di origine metabolica), data l’assenza di evidenti infiammazioni, rigonfiamenti o noduli.6 

Grazie allo studio di alcuni testi storici sappiamo che il termine “gotta” venne introdotto nel XII secolo e veniva utilizzato per definire squilibri di un umore che cadeva all’interno dell’articolazione provocando dolore e infiammazione. All’epoca con la parola “gotta” venivano definiti tutti gli episodi dolorosi localizzati alle mani, ai piedi alla schiena e alle spalle. Solamente nel XVII secolo si iniziò a fare una distinzione netta tra la gotta e e le patologie reumatiche e degenerative come l’artrosi.7 

Con molta probabilità, quindi, Michelangelo soffriva di artrosi (o osteoartrite) alle mani. Questa patologia è caratterizzata dalla degenerazione della cartilagine articolare che provoca dolori, rigidità e ingrossamento delle articolazioni. L’osteoartrite si presenta principalmente in persone di età superiore ai 50/60 anni e i sintomi dolorosi si manifestano soprattutto in fase di inattività dell’arto. Per convivere con questa particolare patologia è dunque necessario svolgere un leggero ma costante esercizio fisico finalizzato all’irrobustimento muscolare dell’articolazione in grado di attenuare i sintomi dolorosi e di indolenzimento.

Oggi per curare malattie come l’osteoartrite delle mani esistono differenti cure ma al tempo di Michelangelo non era disponibile una soluzione. Tuttavia Michelangelo riuscì a convivere con questa patologia proprio perché non smise di lavorare. L’utilizzo della mani, nonostante il dolore contribuì a mantenerle elastiche e funzionali tanto da permettergli di non perdere affatto la manualità e continuare a dar vita ai suoi capolavori. Possiamo dunque dire che il genio e la sua infaticabile passione di Michelangelo per l’arte lo portarono in qualche modo a “sconfiggere” la malattia, o comunque a trovare un modo per continuare a creare le sue opere. Secondo alcuni scritti e testimonianze dell’epoca, infatti, Michelangelo lavorò fino a pochi giorni prima della sua morte avvenuta a Roma nel 1564.

  1. “Michelangelo Buonarroti”, Enciclopedia Treccani.it
  2. “Jacopino del Conte – Ritratto di Michelangelo”, Palazzo – Medici.it
  3. “Daniele da Volterra, Ritratto di Michelangelo Buonarroti”, Wikipedia Commons
  4. “Pompeo di Giulio Caccini, Ritratto di Michelangelo, 1595”, Wikipedia Commons
  5. “Era artrite il male che afflisse le mani di Michelangelo”, Università degli studi di Firenze,12/02/2016
  6. ibidem
  7. Fornaciari G. e V. Giuffa. “Le malattie reumatiche alla corte medicea di Firenze: la cosidetta “gotta” dei Medici”, Paleopatologia.it, 06/12/2009

Tag: arte, mani, mano, Michelangelo Buonarroti, paleopatologia, pittore, scultore,

Ultimo aggiornamento: 27 Novembre 2017