Osteotomia del ginocchio: la chirurgia conservativa per correggere l’allineamento del ginocchio e preservare l’articolazione

Quando l’artrosi del ginocchio dipende da problematiche di allineamento (ginocchio varo o valgo),in pazienti ancora giovani con artrosi limitata a un solo compartimento, la prospettiva di una protesi può sembrare prematura. 

Prima di sostituire completamente  l’articolazione esistono soluzioni chirurgiche “conservative” che intervengono sulla causa meccanica del problema, riducono il dolore e permettono di guadagnare anni di buona funzione. Tra queste l’osteotomia tibiale è una delle più utilizzate

Perché l’artrosi può colpire anche i pazienti giovani

L’artrosi del ginocchio consiste nella degenerazione progressiva della cartilagine articolare a cui si associano dolore, gonfiore e una riduzione della funzionalità. Le cause sono spesso multifattoriali: invecchiamento, esiti di traumi pregressi, sovrappeso, tipo di attività lavorativa o sportiva e, soprattutto nei più giovani, i malallineamenti dell’arto.

In presenza di varismo (gambe “a parentesi”) o di valgismo (ginocchia a “x”), il carico del corpo non si distribuisce in modo uniforme ma si concentra su uno dei due compartimenti dell’articolazione, mediale o laterale. Questo sovraccarico costante accelera il consumo della cartilagine in quella zona portando a gonartrosi e a conseguente dolore al ginocchio

Che cos’è l’osteotomia del ginocchio

L’osteotomia tibiale è un intervento che corregge l’asse dell’arto per ridistribuire il carico, spostandolo dal compartimento usurato verso quello ancora sano. Non sostituisce l’articolazione ma ne riequilibra la meccanica, in modo che la zona danneggiata lavori meno e i sintomi si riducano. È per questo che viene considerata una chirurgia conservativa.

Osteotomia in addizione o in sottrazione

Esistono due tecniche principali. Nell’osteotomia in addizione (ad apertura), praticata sul lato mediale della tibia, si crea un piccolo spazio osteotomico che viene stabilizzato con un innesto osseo e fissato con placca e viti. Nell’osteotomia in sottrazione (a chiusura), praticata sul lato laterale, si rimuove invece un cuneo di osso.

In genere si preferisce l’osteotomia in addizione: non comporta l’accorciamento dell’arto e preserva il tessuto osseo della tibia, mantenendo più semplice un’eventuale futura sostituzione protesica qualora, negli anni, dovesse rendersi necessaria.

Quando è indicata

L’osteotomia non è adatta a tutti: il candidato ideale presenta un quadro ben preciso. In linea generale viene presa in considerazione per:

  • Pazienti giovani o di mezza età, ancora attivi, in cui una protesi sarebbe prematura.
  • Artrosi prevalentemente di un solo compartimento (più spesso quello mediale).
  • Malallineamento dell’arto (varismo o valgismo) all’origine del sovraccarico.
  • Buona articolarità residua e assenza di un’artrosi avanzata estesa a tutta l’articolazione.

La valutazione richiede un esame clinico e radiografie sotto carico, che permettono di misurare l’asse dell’arto e lo spazio articolare. Solo lo specialista, dopo la visita ortopedica, può stabilire se l’osteotomia è la strada più indicata o se altre opzioni — conservative o protesiche — siano più appropriate.

Un approccio combinato: meccanica e biologia

La forza dell’osteotomia sta nel correggere la meccanica dell’articolazione. In casi selezionati, questa correzione può essere abbinata a una componente biologica autologa: durante lo stesso intervento si può prelevare tessuto dal paziente — ad esempio dall’adipe — per ottenere un concentrato di cellule mesenchimali da introdurre nell’articolazione.

L’obiettivo di questa integrazione è sostenere l’ambiente biologico articolare e contribuire al controllo dei sintomi, accompagnando il riequilibrio meccanico ottenuto con l’osteotomia. Si tratta di un ambito in evoluzione, da inquadrare sempre nel singolo caso clinico: per approfondire questo aspetto è dedicata la pagina sulla chirurgia rigenerativa con cellule staminali del tessuto adiposo.

Un caso clinico reale: un paziente di 35 anni

Un esempio concreto seguito dal Dr. Filippini riguarda un paziente di 35 anni con un quadro complesso del ginocchio: in passato aveva già affrontato più interventi e presentava dolore, zoppia e una limitazione del movimento, con dolore prevalente sul compartimento interno, coerente con la presenza di varismo.

Considerata la giovane età, anziché ricorrere subito alla protesi si è scelto un trattamento conservativo combinato: una pulizia artroscopica con regolarizzazione delle superfici articolari, un’osteotomia tibiale in addizione per correggere l’asse ed una componente rigenerativa con prelievo di tessuto adiposo autologo. La ricostruzione dell’osteotomia è stata stabilizzata con placca e viti.

Il caso illustra bene il principio di fondo: anche quando l’artrosi è evoluta, in pazienti giovani un approccio combinato può migliorare la funzione del ginocchio, ridurre la sintomatologia dolorosa e, in molti casi, rimandare l’intervento di protesi.

Recupero e aspettative realistiche

Il percorso post-operatorio prevede un carico graduale e progressivo sull’arto e un programma di riabilitazione mirato al recupero della mobilità e al rinforzo muscolare. I tempi variano da persona a persona e vengono definiti dallo specialista in base al singolo caso.

È importante avere aspettative realistiche. L’osteotomia non “guarisce” l’artrosi: il suo scopo è guadagnare anni di buona funzione, controllare i sintomi e posticipare nel tempo l’eventuale ricorso alla protesi di ginocchio. Per chi vuole approfondire le soluzioni protesiche dedicate ai più giovani, è utile anche la pagina sulle protesi per pazienti giovani.

In sintesi

Per un paziente giovane con artrosi del ginocchio legata a un malallineamento dell’arto, l’osteotomia tibiale rappresenta un’alternativa concreta alla protesi: corregge l’asse e ridistribuisce  il carico, riduce il sovraccarico sul compartimento danneggiato e, soprattutto se integrata con una componente biologica, punta a controllare i sintomi e a rimandare l’intervento protesico.

 La scelta è sempre individuale e va costruita insieme allo specialista.

Fonti: Chirurgia conservativa per l’artrosi del ginocchio

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